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Mamma da grande voglio fare l'archeologo, a Milano!

D visitearte racconta la storia di Antonio La Gamma*

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Si a Milano, e la cosa più incredibile è che Antonio viene da Castrovillari, provincia di Cosenza.

Antonio a 6 anni ha già le idee chiare, o quasi, da grande vuole fare l'astronauta o l'archeologo!
A Milano è arrivato per realizzare uno dei due sogni "Iniziai studiando ingegneria aerospaziale per fare l'astronauta... ma poi mi sono appassionato più alla terra che allo spazio"

... alla fine l'ha vinta il pianeta terra e la curiosità di scoprire i segni lasciati dal passaggio dell'uomo e di portare alla luce, strato dopo strato, le testimonianze delle diverse civiltà, con la sua macchina del tempo personale... i cui ingranaggi sono lo studio, le mani, i disegni!

Si iscrive a "Scienze dei beni culturali con indirizzo archeologico" e inizia a lavorare al suo primo cantiere. "La sorpresa è stata scoprire quanti scavi erano aperti a Milano" e così invece di partire alla volta di Roma o in altri siti archeologici decide di rimanere a Milano, perché anche qui i tesori da trovare sono molti.

Antonio oggi ha 33 anni e lavora per la Società Lombarda di Archeologia

Negli scavi del 2009-2010 in via Gorani e Via Brisa la squadra di cui era parte era composta da 15 persone e un Capo Cantiere. I giovani archeologi a Milano sono tanti, chi l'avrebbe mai detto?!

Ognuno è autonomo e all'interno dello scavo si sposta di zona in zona. In ogni scavo gli insediamenti umani, che si sono avvicendati secolo dopo secolo, sono analizzati in base agli oggetti quotidiani o preziosi, agli arredi o ai decori delle case trovati nei diversi strati.

"L'archeologo è come un detective a caccia di indizi per risolvere un caso. Ricostruisce la storia attraverso le sue intuizioni, i documenti, le tracce lasciate dagli uomini e dal tempo."

Antonio ha contribuito con la sua squadra a riportare alla luce... anche se per breve tempo... i resti di residenze del periodo romano imperiale in via Brisa e via Gorani, dove splendidi mosaici a grandi tessere bianche e nere o con disegni vegetali e zoomorfi ornavano i pavimenti.

Fotografie, disegni e rilievi di Antonio e dei suoi colleghi arricchiranno per sempre la conoscenza di quel periodo così lontano, la Milano romana del circo, delle terme, del Palazzo imperiale, del quartiere della concia... e qualcosa verrà restituito agli occhi dei milanesi.

Un lavoro singolare quello dell'archeologo a Milano, un lavoro di fatica, di studio, di ricerche, di soddisfazioni...


Approfondimenti

- Del mestiere dell'archeologo
- Della Milano Romana attraverso gli scavi archeologici


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Del mestiere dell'archeologo

Antonio ha studiato "Scienze dei beni culturali con indirizzo archeologico" all'Università statale di Milano. Un percorso che dura 5 anni. Il primo cantiere seguito è stato con il Dipartimento di Etruscologia a Tarquinia, capitale degli etruschi, per scavare all'interno di un tempio maestoso... il più grande del sito, ma le soddisfazioni arrivano a Milano.

Antonio studia, scava e disegna. "È un lavoro che unisce l'attività fisica a quella intellettuale"

Il valore è l'informazione in sé, l'archeologo annota e disegna quello che vede... le strutture e gli oggetti... tutto è documentato, anche attraverso fotografie, perché gli indizi trovati andranno a ricostruire una storia... la nostra!

Negli insediamenti portati alla luce si possono trovare le fondamenta di palazzi e case o luoghi destinati alle botteghe artigiane, templi, tombe e così via...

Oggi in archeologia si usano anche metodi scientifici sofisticati. In spazi aperti, ad esempio, si parte dalle immagini satellitari dell'area: ma la prima vera indagine che si fa per studiare un sito, soprattutto in città, è ancora sulla carta! A volte esistono documenti storici che ci danno informazioni preziose.

L'archeologo studia le variazioni dei diversi strati del suolo, in ognuno è possibile trovare le evidenze archeologiche della vita che c'è stata. Superate le cantine dei palazzi moderni, man mano che si scende nel terreno, si attraversano diversi livelli cronologici.

A Milano, nel centro storico, di solito si scende di 4-5 metri sotto terra e per aree che vanno dai 2mq all'ettaro. Si scava e si scava fino ad arrivare ad un punto in cui si trova un terreno che è sterile da un punto di vista antropico: un terreno in cui non esistono cioè tracce dell'insediamento umano. A Milano i resti Romani si trovano in genere a 2,50 metri sotto il livello stradale su cui ogni giorno centinaia di milanesi, italiani e turisti camminano...

Sono gli oggetti ritrovati nei diversi strati di terreno a consentire di darne una datazione e quelli di valore saranno poi esposti nei musei. Le ceramiche dalla prima repubblica al tardo impero romano, ad esempio, sono riconoscibili nei motivi che le caratterizzano e nelle forme, dei vasi ad esempio. Quelle più tarde datano l'inizio dello scavo.

In alcuni casi, come quello dei mosaici di età imperiale ritrovati negli scavi di via Brisa, quanto ritrovato è lasciato in situ e ricoperto... ma non preoccupatevi! Sarà preparato un percorso archeologico che, ponendo sopra i mosaici una lastra a protezione, consentirà ai milanesi e non di ammirarli!

Si ma i mosaici presenti nel museo archeologico di Milano come sono stati trasportati? Le tessere vengono messe insieme con dei leganti e ingabbiate in una rete, l'intero mosaico viene poi portato via in blocchi e depositato nei magazzini della sovrintendenza in attesa della sua collocazione definitiva.

Alla Mostra "Costantino 313 d.C.: l'editto di Milano e il tempo della tolleranza" a Palazzo Reale del 2012, ad esempio, sono state esposte delle fotografie dei mosaici ritrovati durante gli scavi del 2009-2010 in via Gorani e Via Brisa dall'equipe della Società Lombarda di Archeologia, di cui anche Antonio ha fatto parte. Si trattava dei mosaici del Palazzo imperiale, che oggi occupa l'area di 4 o 5 quartieri di Milano.

Concluso il lavoro di ogni cantiere, viene mappato ciò che è stato trovato. Le foto e i disegni vengono posizionati a livello di GIS – Geographic Indication System - una griglia che, quadrato per quadrato, compone un puzzle: Che rivela cosa? Milano.

"Mamma da grande voglio fare l'archeologo, a Milano!"
Della Milano Romana attraverso gli scavi archeologici

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Della Milano Romana attraverso gli scavi archeologici

Milano, Municipium Civium Romanorum dal 49 a.c., nel 286 d. C. diventa Capitale dell'Impero romano d'occidente e qui risiedeva Massimiano, nominato dall'Imperatore Diocleziano suo Cesare nel 285 d. C, per difendere l'Italia, la Gallia, la Britannia, la Spagna e l'Africa.

... ma è tra Il 340 e il 402 d. C. che la Milano romana raggiunge il suo massimo splendore. Le testimonianze di questo glorioso periodo della storia di Milano si trovano principalmente nella zona occidentale della città tra porta Vercellina e porta Ticinese sulla linea del decumano (via santa maria alla porta, via santa Maria Fulcorina, via del Bollo).

Molte strutture sono rimaste intatte e sono oggi le fondamenta di palazzi moderni! Sia in Via Guarani che in Via Brisa ci sono palazzi con una o più pareti che poggiano direttamente sulle mura romane. Altre sono state riutilizzate in epoche successive al periodo imperiale come le colonne che oggi sono a S. Lorenzo.

Il Palazzo Imperiale era una vera e propria città nella città, in cui sono stati creati quartieri diversificati a seconda delle funzioni.

Gli scavi hanno permesso di riportare alla luce degli ambienti del Palazzo nell'area di Via Brisa a fianco della Torre Gorani (nobile famiglia milanese di cui sono state ritrovate delle tracce). Il complesso di via Brisa, si tratta della fascia a nord del Palazzo, si può dire sia un settore di rappresentanza, articolato in 3 appartamenti distinti e sale di servizio.

Diversi i temi rappresentati nei mosaici:

- un cerchio centrale, in cui era presente una decorazione vegetale, e sui lati varie figure: una testa di donna, un pesce, un uccello e altri motivi che richiamano storie, simboli, episodi mitologici...

- una cornice nera a decorazione di un pavimento interamente bianco, si trattava di una stanza interna, con al centro un rialzato di marmo 1m x 1m, che serviva probabilmente come basamento di una statua.

I reperti principali ritrovati nel sito appartengono alla Milano imperiale, ma alcune evidenze sono ascrivibili al periodo repubblicano. Al di sotto del mosaico documentato (per intenderci sotto la testa di donna fig. 4) infatti, erano visibili tessere più piccole. Le tessere dei mosaici di età imperiale o tardo antica sono più grandi di quelli di età repubblicana. Questo secondo mosaico non è stato scoperto, la rimozione e il trasporto del mosaico di epoca imperiale sarebbero stati troppo rischiosi. La Soprintendenza si trova spesso di fronte a scelte difficili come questa! Alla fine si è scelto di renderlo fruibile sacrificando questa volta gli strati sottostanti più antichi. Indagine archeologica condotta nel 2009-2010 in Via Gorani 2-4, invece, ha portato alla luce i resti di almeno due domus di carattere signorile; lo scavo copre un arco cronologico compreso tra I e III secolo d.C.

Del pavimento in mosaico trovato nel vano verso il decumano, oggi via santa Maria Fulcorina, resta solo un frammento della cornice e il ritrovamento di una moneta di Massimiano databile 299 d. C, stabilisce il termine post quem per la sua realizzazione.

Questi ambienti sono stati molto modificati già in epoca romana... i mosaici furono coperti con pavimenti a piastrelle, venne realizzato un impianto di riscaldamento, furono realizzati nuovi mosaici. Il pavimento figura 3 ( già indagato nel 1991 dalla soprintendenza per i beni archeologici delle Lombardia) appartiene a una sala ad ovest del porticato con peristilio che è attraversato da via Gorani. (cfr. Il Palazzo imperiale di Milano nel quadro delle indagini recenti, Anna Ceresa Mori, 2012) I ritrovamenti fatti in quest'area sono databili tra la fine del III secolo e l'inizio del IV e a dircelo sono i reperti trovati negli strati sottostanti.

Il mosaico pavimentale bianco e nero Fig 4, di questo periodo, è stato trovato nella zona a nord-ovest degli scavi e presenta un motivo a campi geometrici, iscritti nei quadrati ci sono tondi e ottagoni con figure e motivi vegetali. Nei tondi meglio conservati è riconoscibile un busto di vittoria alata con corona di foglie d'alloro e un busto femminile e ancora un fagiano. Doveva trattarsi di una sala di rappresentanza, forse un triclinio estivo (ovvero il locale in cui era servito il pranzo). Nel pavimento è stata ritrovata una moneta d'argento di Costanzo II (352-355 de. C.) che lo colloca in un periodo in cui il ruolo di Milano come Capitale dell'impero d'Occidente acquista particolare rilievo (cfr. Il Palazzo imperiale di Milano nel quadro delle indagini recenti, Anna Ceresa Mori, 2012)

Lo scavo in Piazza Meda e nelle vicine via San Paolo e Corso Matteotti, realizzato sempre dalla società archeologica in cui lavora il nostro Antonio, ha portato alla luce un intero quartiere artigianale di conceria; il cantiere del Piazzale di S. Ambrogio, invece, una necropoli cristiana - nascosta e conservata tra i 3,5 e i 4 metri sotto terra - risalente al IV - V secolo. A Milano si indaga ancora molto sul periodo romano...

Appartengono ad un'altra epoca storica (il seicento), invece, i reperti ritrovati in Via Senato/ Porta Venezia….ma questa è un'altra storia e sarà raccontata un'altra volta... non perdere i percorsi di D Visitearte alla scoperta della città.

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